martedì 18 aprile 2017

CIOCCOLATO LINDT? NO, LA LUISA: ATTENZIONE ALLE IMITAZIONI!



E poi non ditemi che sono malpensante e infingarda, perchè in questo caso penso che  nessuno potrà darmi torto.

Ma facciamo un po' di ordine. "Me ne andavo al mattino a spigolare", o meglio, me ne andavo un pomeriggio tranquillamente a fare la spesa un un supermercato Pam di medie dimensioni, dove far rifornimento, oltre che dei soliti cibi basici di cui purtroppo non si può fare a meno, vale a dire verdure, legumi e altre  cose sane varie, anche della consueta  coccola che anche qualsiasi supermercato  può offrirci, vale a dire del buon cioccolato. Non so il Lindt possa considerarsi o no un cioccolato "gourmet" o da intenditori,  fatto sta che a me, tra tutti i cioccolati da super, è quello che piace di più e quello che considero di più alta qualità, nonostante la sottoscritta non possa certo definirsi  "gourmet" ma  una semplice golosa da quattro soldi, o meglio da supermercato. Prova ne è anche il fatto che, a dispetto di tutti coloro che si reputano dei veri intenditori dell'antico cibo degli dei, preferisco  il morbido e rassicurante cioccolato al latte, piuttosto che il duregno e amaro cioccolato fondente. Ma tant'è, anche noi poveracci del gusto abbiamo licenza di vivere e di approvvigionarci dei cibi, rigorosamente non gourmet, con cui siamo soliti riempire le nostre fauci vogliose.
Detto ciò, dicevo, entro nel supermercato a fare la mia solita spesa e, complice la solita fretta che nel mio caso molto spesso si chiama affanno, chiappo il mio solito cioccolato Lindt al latte nella solita scansia, nel solito posto nello scaffale dove sono abituata a prenderlo. E lo metto nel carrello.
Ma... certo, di fretta sì, ma cretina no (non ancora, cioè).  
Mentre faccio volare la tavoletta nel carrello strapieno, noto qualcosa che non quadra. 
Prendo la tavoletta incriminata, me la metto davanti agli occhi e guardo  meglio, munita di regolari occhiali con lenti progressive, chiaro segno dell'età che avanza.
E leggo.
"Cioccolato La Luisa".
E chi cz è, 'sta Luisa?
Guardo meglio.
E' vero, il cioccolato sarà pure di Luisa, santa donna, ma il carattere tipografico, il font utilizzato per scrivere il nome è lo stesso,  identico utilizzato dal cioccolato Lindt
E non solo. Anche il colore è lo stesso, vale a dire giallo dorato, e così è per lo sfondo, blu intenso. E non basta! Oltre ad essere il cioccolato "La Luisa"  provvisto di  quelle belle "elle" uguali uguali all'iniziale del Lindt, a fianco del nome compare pure un regolare stemma dorato,  in questo caso una corona, che ricorda anch'esso  quello del Lindt.
Rimango basita: il cioccolato  che ho frettolosamente messo nel carrello, non era Lindt ma una sua copia (im)perfetta!  Presa dallo sdegno, compro la tavoletta La Louisa per esaminarla, e assaggiarla, con calma a casa, per scoprire che magari, chissà,  è una sottomarca della Lindt, una sua novità, insomma, qualcosa di riconducibile alla famosa casa cioccolatiera.
Niente di tutto ciò: la tavoletta La Luisa è prodotta dalla "Cocao srl" (sì, Cocao, non cacao: è "particolare" pure la ditta), con sede in Via Lago di Albano 16, Villa Adriana, Roma. Insomma, proprio un'altra cosa, un'altra ditta, un altro cioccolato ma tanto, tanto uguale, nel packaging, al Lindt originale!
Ma passato l'attimo di smarrimento per la clamorosa uguaglianza di confezione, passo poi ad esaminare  la lista degli ingredienti, che  appare comunque molto simile  a quella della Lindt, vale a dire zucchero, burro di cacao,  latte in polvere,  pasta di cacao e lecitina, proprio come quella dei migliori cioccolati, Lindt compresa. Noto cioè che  è presene il burro di cacao, e non gli altri grassi oggi consentiti dalla legge per produrre cioccolato a basso prezzo, tipo burro di Karitè o di noce di mango. E' cioè cioccolato vero, e non "surrogato di cioccolato".
Ma allora, sarà anche buono come quello della Lindt?
Assaggio senza preconcetti e a mente libera: se qualcosa è buono e merita, può chiamarsi Lindt, La Louisa, la vispa Teresa o come cavolo gli pare, io non non nessun problema a riconoscere la qualità.
Ma al mio palato inesperto, pare che i due prodotti siano fondamentalmente differenti.
Morale? Il cioccolato La Luisa non è il Lindt, anche se, e mi pare innegabile, gli vorrebbe tanto assomigliare.
E non ci sono caratteri dorati e coroncine che tengano: la qualità non si raggiunge con una semplice assonanza di nomi e con pratiche commerciali catalogabili come minimo come  aggressive e "spericolate".












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