venerdì 19 maggio 2017

VENEZIA, TORINO, IL RAGAZZO COL SORRISO E IL POLLO ARROSTO




Entro in  una delle tante rosticcerie Santa Rita che allietano il territorio di Torino. Gabriele non ha voluto andare in giro a Venezia, così lo ripago della mancata vacanza con pollo e patatine fritte della famosa catena di rosticcerie torinese, che per lui valgono più di tre Venezie e di quattro Roma.
Mentre aspetto le patatine fritte, che la commessa mette sempre a  cuocere appositamente per Gabriele e che sono cotte, calde  e fragranti in tre minuti, entra un ragazzo. 
Giovane, sui venticinque anni, vestito normalmente, con jeans e maglione,  ma quello che lo contraddistingue sono due occhi azzuri  sorridenti,  felici, amichevoli e pacifici, e un sorriso discreto ma deciso che gli illumina il viso. 
Un tipo così lo noti subito, perché sembra che voglia bene al mondo. Certo, è anche un po’ stralunato,e porta sotto braccio un sacchetto del mercato da cui fuoriescono degli asparagi. Lo porta sotto braccio, così, come se fosse un libro, o comunque una cosa preziosa. Fatto sta che guarda il bancone e poi, sempre sorridente, lui, il sorriso e i suoi asparagi, ordina:
“Quanto fa mezzo pollo?”
“Tre euro e 80 centesimi”, risponde la commessa.
Il ragazzo prende il portafoglio, ci ravana dentro per qualche istante e poi tira fuori un po’ di monetine. Le mette tutte su una mano, e poi inizia a contare. Mentre aspetto che le patatine siano fritte a dovere, io osservo la scena. Il ragazzo sembra avere delle perplessità, dei dubbi, riconta le monete con calma e attenzione un’altra volta. Poi, senza dire nulla, sempre sorridendo e molto educatamente, sorride, saluta e se ne va. 
E lì, qualocsa mi salta in mente. Agile come un felino, balzo sulla porta, lo chiamo e gli dico: “senti, scusa.. ehm… qualcosa, non va? Ehm.. manca qualcosa?”
Il ragazzo, sempre felice mi guarda e risponde: “Come, scusi?”
“Ma sì, chiedevo se.. per caso manca qualcosa…qualche spicciolo…per il mezzo pollo,sa..”
“Ah, sì, fa lui, ma non importa, non fa nulla..”
“Ma.. quanto le manca?”
“Novanta centesimi”.
“Senta, io li ho, non stia ad andare a casa a prenderli….li prenda, veramente!”, e intanto  gli sporgo un euro.
Non so come fare a dirgli  che voglio mettere la piccola differenza senza offenderlo. Il ragazzo non è un accattone, non  è un rompiscatole, sembra solo un po’ spaesato, sperso, e mi viene il magone al pensiero che per pochi centesimi dovrà rinunciare al suo mezzo pollo arrosto. Forse perchè penso a Gabriele, se rimanesse per un soffio senza il suo pollo, e la cosa mi sembra più insopportabile di ogni altra umana sciagura.
“Ah,… ma… allora, la ringrazio tanto. Davvero, è stata gentile..!", mi dice lui.
Non faccio in tempo a rispondere con i convenevoli di rito a base di mano, masifiguri, machevuolchesia, che lui mi guarda, prende il suo prezioso pacchetto di asparagi e me lo porge: “Vuole due asparagi? Li prenda, veramente”. Me li offre con tutto il cuore, si vede.
“No no, grazie, veramente, non si preoccupi”. Non sto a specificare che gli asparagi manco mi piacciono.
Il ragazzo ordina il suo pollo, tutto contento, mi ringrazia ancora  e se ne va.
E io sono contenta, con o senza asparagi: oggi, grazie a pochi cents, il ragazzo col sorriso potrà mangiarsi in santa pace il suo mezzo pollo, e io sono stata parte di questo lieto evento!  
A volte, si è semplicemente  nel posto giusto e nel momento giusto.

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