sabato 20 maggio 2017

AVVINAZZATE DI TUTTO IL MONDO, ECCO LA VOSTRA BORSETTA!




Avvinazzate di tutto il mondo,  rallegratevi!
Gioite, perché da oggi potrete dare ristoro alle vostre ugole assetate di Brunello e di Barbera  portandovi con voi a spasso tranquillamente il vostro vino da casa.  
Pfui alle debosciate modello  Paris Hilton  che nella borsetta ci portano il vezzoso cagnolino, magari  mortificato con delle terribili méches rosa-confetto.  Noi, invece, galle tutte d’un pezzo, nella borsetta ci teniamo il Lambrusco e ce lo sbevazziamo quando vogliamo.
E soprattutto "quanto"  vogliamo:  grazie alla comoda borsa-novità, che da fuori sembra una normalissima borsetta da passeggio di taglia medio-grande come si usa ora,  ma che dentro in realtà nasconde un’intera cambusa. Nella capiente borsetta, infatti, sono celate due buste in materiale plastico che a occhio e croce tengono la bellezza di un litro l’una, e  dotate di regolare apertura che va a terminare in un’apposita finestrella apri- e-chiudi che dà sul pellame della borsa, come potete vedere qui , su Viral Thread.
Quando ci si vorrà fare un goccetto, o meglio traccannare un intero quartino, basterà aprire lo sportellino,  a mo' di spillatrice, e subito uscirà il nostro vino preferito.  Dovremo solo ricordarci di portarci appresso un capiente bicchiere, meglio se da mezza pinta minimo, e  potremo alcolizzarci dove riteniamo più apportuno: in pullman, in ufficio, alla riunione della scuola o anche, perché no, su una  panchina in un parco, nel perfetto stile barbone.
Sinceramente, diciamolo, sentivamo la mancanza di una tale scoperta, e di sicuro tutte noi, alcoliste abituali,non mancheremo di acquistare la prodigiosa borsetta delle meraviglie, disponibile anche su Amazon, in versione più spartana, al modico prezzo di circa 25 euro.
Solo un problema: come faranno i maschietti,  visto che presumibilmente non sarà proprio il massimo delle loro aspettative andare in giro con  una borsa indiscutibilmente da donna, magari di un bel colore rosa shocking? Beh, a loro restano diverse alternative: o rassegnarsi alla borsone fashion oppure ritornare alla vecchia borraccia modello pirati dei Caraibi. O ancora, infilarsi nel primo bar che trovano per degustarsi in santa pace un buon Chianti, magari con due grissini fragranti e qualche fetta di salame nostrano. 
Poverini, che banalità, in confronto alla nostra bella borsa ripiena di vino....


venerdì 19 maggio 2017

VENEZIA, TORINO, IL RAGAZZO COL SORRISO E IL POLLO ARROSTO




Entro in  una delle tante rosticcerie Santa Rita che allietano il territorio di Torino. Gabriele non ha voluto andare in giro a Venezia, così lo ripago della mancata vacanza con pollo e patatine fritte della famosa catena di rosticcerie torinese, che per lui valgono più di tre Venezie e di quattro Roma.
Mentre aspetto le patatine fritte, che la commessa mette sempre a  cuocere appositamente per Gabriele e che sono cotte, calde  e fragranti in tre minuti, entra un ragazzo. 
Giovane, sui venticinque anni, vestito normalmente, con jeans e maglione,  ma quello che lo contraddistingue sono due occhi azzuri  sorridenti,  felici, amichevoli e pacifici, e un sorriso discreto ma deciso che gli illumina il viso. 
Un tipo così lo noti subito, perché sembra che voglia bene al mondo. Certo, è anche un po’ stralunato,e porta sotto braccio un sacchetto del mercato da cui fuoriescono degli asparagi. Lo porta sotto braccio, così, come se fosse un libro, o comunque una cosa preziosa. Fatto sta che guarda il bancone e poi, sempre sorridente, lui, il sorriso e i suoi asparagi, ordina:
“Quanto fa mezzo pollo?”
“Tre euro e 80 centesimi”, risponde la commessa.
Il ragazzo prende il portafoglio, ci ravana dentro per qualche istante e poi tira fuori un po’ di monetine. Le mette tutte su una mano, e poi inizia a contare. Mentre aspetto che le patatine siano fritte a dovere, io osservo la scena. Il ragazzo sembra avere delle perplessità, dei dubbi, riconta le monete con calma e attenzione un’altra volta. Poi, senza dire nulla, sempre sorridendo e molto educatamente, sorride, saluta e se ne va. 
E lì, qualocsa mi salta in mente. Agile come un felino, balzo sulla porta, lo chiamo e gli dico: “senti, scusa.. ehm… qualcosa, non va? Ehm.. manca qualcosa?”
Il ragazzo, sempre felice mi guarda e risponde: “Come, scusi?”
“Ma sì, chiedevo se.. per caso manca qualcosa…qualche spicciolo…per il mezzo pollo,sa..”
“Ah, sì, fa lui, ma non importa, non fa nulla..”
“Ma.. quanto le manca?”
“Novanta centesimi”.
“Senta, io li ho, non stia ad andare a casa a prenderli….li prenda, veramente!”, e intanto  gli sporgo un euro.
Non so come fare a dirgli  che voglio mettere la piccola differenza senza offenderlo. Il ragazzo non è un accattone, non  è un rompiscatole, sembra solo un po’ spaesato, sperso, e mi viene il magone al pensiero che per pochi centesimi dovrà rinunciare al suo mezzo pollo arrosto. Forse perchè penso a Gabriele, se rimanesse per un soffio senza il suo pollo, e la cosa mi sembra più insopportabile di ogni altra umana sciagura.
“Ah,… ma… allora, la ringrazio tanto. Davvero, è stata gentile..!", mi dice lui.
Non faccio in tempo a rispondere con i convenevoli di rito a base di mano, masifiguri, machevuolchesia, che lui mi guarda, prende il suo prezioso pacchetto di asparagi e me lo porge: “Vuole due asparagi? Li prenda, veramente”. Me li offre con tutto il cuore, si vede.
“No no, grazie, veramente, non si preoccupi”. Non sto a specificare che gli asparagi manco mi piacciono.
Il ragazzo ordina il suo pollo, tutto contento, mi ringrazia ancora  e se ne va.
E io sono contenta, con o senza asparagi: oggi, grazie a pochi cents, il ragazzo col sorriso potrà mangiarsi in santa pace il suo mezzo pollo, e io sono stata parte di questo lieto evento!  
A volte, si è semplicemente  nel posto giusto e nel momento giusto.

giovedì 11 maggio 2017

IL MIO TELEFONO MI FA PURE IL CAFFE'! MA IO VADO AL BAR.....



Ve la ricordate la vecchia battuta?
“Ormai col telefono  si sa l’ora, si guardano le previsioni del tempo, si fanno le foto e tra poco ci farà pure il caffè”.
Bene,  oggi possiamo finalmente dire che  quel “fra poco  ci farà pure il caffè” si è finalmente avverato:  grazie a una speciale cover  ideata  dagli imprenditori Clemente Biondo e Luigi Canfora, il nostro telefono sarà in grado di offrirci in una manciata di secondi un caldo e tonificante caffè, come riporta Il Giornale.
Il funzionamento è molto semplice: Mokase – questo il nome della progidiosa cover – è provvista di uno speciale alloggiamento dove inserire una cialda di caffè, la cui erogazione verrà da noi avviata tramite un'apposita App sullo smartphone. E nel giro di pochissimi secondi,  un caldo caffè ci verrà servito  nella modalità  che preferiamo:  classico, tostato, miscela arabica, con o senza zucchero, non ci sono limiti per il nostro caffè, nemmeno di tempo: infatti, la cialda, sottovuoto, è avvolta  in un materiale che ne consente la conservazione per ben tre mesi,  ed è stata studiata appositamente per far uscire  fluidamente e senza interruzioni l’aromatica bevanda.
Al momento le versioni di cover  in produzione riguardano  l’IPhone 6, 6S, 7  e 7 plus, insieme ad alcuni modelli Samsugn, Huawei e LG G5, prodotte da un impianto in grado di  realizzare circa 11.500 pezzi al mese, ma gli ideatori,  in base alla risposta del mercato, stano già pensado di ampliare la capacità produttiva.
Non resta che aspttare settembre, quando le prodigiose cover saranno immesse sul mercato, per poter finalmente dire “sì, il mio telefono mi fa anche il caffè!”.
Davvero ne sentivamo la mancanza? 
Ok, mentre ci pensate, io vado al bar a farmi un espresso, bella comoda, seduta al tavolino con il giornale davanti e un morbido croissant per iniziare bene la giornata.  

Tutte cose che la magica cover non può (ancora) procurarmi.


Crediti e foto: Il Giornale

mercoledì 3 maggio 2017

BIRRA? SI', MA SOLO SE VEGANA!



Hamburger? Vegani! Hot dog? Sì, ma vegani. Latte? Vegano. Formaggio? Pure quello.
Vegani ovunque, comunque e dovunque.
Tutto oramai deve essere conforme alla nuova religione vegana, a tal punto che tutti i cibi ormai vengono guardati con sospetto, con  circospezione, nel dubbio che dal  piatto di apparentemente innocuo risotto al pomodoro sbuchi  a tradimento un pezzetto infinitesimale di carne, testimone inconfutabile  di brodo preparato non soltanto con  carote o zucchini, o che nei biscotti vegani amorevolmente preparati dalle mani della nonna ci sia finito – per sbaglio o  magari per un bieco tentativo di boicottaggio premeditato ai nostri danni  -    del letale burro invece che  un sano olio di semi di girasole.

Ormai, il  consumo di prodotti vegani è diventato il solo stile di vita in grado di assicurarci un in sol colpo un'aura di santità insieme ad un  posto in Paradiso, e “vegano” è diventato un aggettivo imprescindibile,  salvifico,  che aggiunto a qualsiasi tipo di prodotto lo nobilita e lo rende degno di esistere; tutto, persino la birra.
Sì, la birra.
Che,  udite udite, potrebbe anche non essere una bevanda totalmente veg, come molti di noi pensavano.
Sembra impossibile infatti  che una bevanda a base di malto e luppolo possa celare al suo interno una perfida insidia di origine animale, eppure è proprio così: nel  processo di fabbricazione della birra, infatti,  è spesso utilizzata  la colla di pesce, una sostanza gelatinosa ricavata una volta dalle vesciche natatorie dei pesci e ora dalla cotenna dei suini -  tra l’altro molto usata anche come addensate in pasticceria  -  per filtrare impurità e residui di lavorazione. 
Ed  è proprio per questo che una delle più antiche case produttrici di birra, la Guinness,  ha deciso, dopo 257 anni di storia e tradizione, di cambiare la  collaudata ricetta per venire incontro alle attuali e imprescindibili esigenze vegane, come riporta Il Sole24 Ore.
Ad annunciarlo è il quotidiano francese Les Echos, e pare che tutto sia partito da una regolare petizione  lanciata da un cittadino di Manchester, dove evidentemente, considerata  la lunga tradizione di consumo della bionda bevanda, la questione della birra non pura, cioè non  vegana al 100%,    costituiva un serio problema, tale da dare inizio ad un’azione  collettiva.
“La colla di pesce è usata da decenni nel settore della birra come mezzo di filtrazione  - avevan già fatto sapere i responsabili della Guinnes nel corso del 2015 -. Tuttavia, a causa di questo (cioè dell’uso di  prodotti animali nel processo di lavorazione, n.d.r..), non possiamo etichettare la Guinness come totalmente  compatibile con le diete vegane e vegetariane, e  stiamo cercando di trovare un’alternativa”.
Così, anche la Guinness potrà finalmente fregiarsi del prestigioso appellativo: vegana.

E rifulgere  nuovamente di luce propria, ovviamente vegana pure quella.

Crediti: il Sole 24 Ore

sabato 29 aprile 2017

E BASTA, CON 'STE RAPINE: TO', TIENTI TUTTA LA CASSA E NON ROMPERE PIU'!







Il rapinatore arriva -  come si vede dal video di Repubblica che potete vedere a questo link -,  fa finta di essere un normale cliente che sta per ordinare il suo pranzo in un fast food e invece, dopo aver  scambiato due parole con il ragazzo alla cassa, probabilmente sul  prezzo dell’hamburger doppio, tira fuori una pistola. 

Così,  di colpo. La tira fuori dalla tasca e  la piazza di fronte al ragazzo, così come ripreso dalle telecamere interne di sorveglianza. Non c’è  audio, ma si vede chiaramente che, a parole e a gesti,  il malvivente indica al  ragazzo alla cassa, e  a quelli vicino  a lui, di dargli tutto  l’incasso delle giornata.

E il ragazzo che fa? Con fare scazzatissimo guarda il tipo, senza dire nulla, e con una calma veramente invidiabile…si toglie il guanto!
Sì, si toglie il guanto in plastica che calzava nella mano sinistra per toccare gli alimenti. Così, con naturalezza, come a dire, “sì, sì, ho capito che vuoi i soldi, ma fammi prima levare il guanto con cui poi tocco panini e patatine, che i soldi sono già sporchi di loro e non c’è bisogno che indossi il guanto per darli  a te”
Il tutto non solo con serenità, ma, pare, anche con una discreta dose di sano scazzo: chissà, magari ne avrà giù viste a decine, di scene così oppure ne ha solo le scatole piene di hot dog e patatine.
Ad ogni modo, di fronte a un rapinatore sempre più agitato, il nostro, senza più il guanto per alimenti, prende i soldi dalla cassa e li consegna al tipo, con beata calma e pare anche con tanto di sopracciglio alzato, in espressione di supponenza-barra-indifferenza.
Anzi, come ultimo gesto, forse di spregio, forse di scazzo estremo, toglie addirittura tutto il cassetto della cassa, e lo mette sotto il naso  del rapinatore, per fargli vedere che sì, gli ha consegnato proprio tutto l’incasso.
E dice bene un commentatore del video, che scrive che il ragazzo, mentre mette il cassetto sotto gli occhi del rapinatore sembra dire: “Senti, coso, sono laureato,  e mi pagano 7 dollari l’ora per puzzare di fritto. Beccati anche il cassetto, tiè”
A quel punto, il ladro prende l’ultima banconota rimasta, rinfodera la pistola e se ne va.
E come ultima immagine ripresa, dopo che anche il cassiere esce  dal campo visivo della telecamera, rimane il lancio un altro guanto per uso alimentare che finisce nella spazzatura,  ultimo gesto di spregio di un commesso coraggioso e dai nervi d’acciaio.

O forse, semplicemente stufo: era forse di turno  la  domenica?

venerdì 28 aprile 2017

PESCESPADA AVANZATO, LA COLAZIONE DI CHIARA APPENDINO QUANDO ERA BAMBINA





Biscotti e caffelatte, merendine e succo di frutta, tè e cereali? Ma figurarsi, tutta roba vecchia, obsoleta, da debosciati alimentari, reazionari senza speranza refrattari a ogni tipo di nuovo che avanza - pure a colazione -, gente senza palle e senza nerbo che inizia la giornata con pasti da mezzecalzette. Ma cosa mangia il grillino vero, quello tosto, quello duro e puro, che pur sotto le gentili sembianze del sindaco 5 Stelle di Torino Chiara Appedino - scusate, proprio dire “la sindaca” mi fa schifo assai -, una giovine fanciulla dagli occhi azzurri e il sorriso accattivante, nasconde l’animo del vero guerriero, temprato sin dalla più giovane età alle insidie della vita? Pescespada, mangia a colazione il futuro grillino, altro che latte e biscotti! E fin dalla più tenera età, da quando era infante: pane e e pascespada erano i cibi adatti a forgiare il futuro combattente, una colazione da campione che manco Rocky, con le sue dodici uova crude buttate già senza battere ciglio sarebbe riuscito ad eguagliare. Così racconta la sindaca (ok, l’ho detto) pentaseellata al Corriere della Sera, con quella grazia sabauda che fa passare come ovvie e banali anche cose che farebbero storcere il naso alla maggior parte dei comuni mortali. Intervistata su un comune e popolarissimo tram – sia mai che un grillino vero rilasci un’intervista in una bieca sede istituzionale - la Appendino, magnificando garbatamente la sua educazione rigorosa, afferma infatti che “da bambina non mi piaceva il pescespada. Un giorno, a pranzo, mia madre ne portò una bella porzione a tavola. Mi rifiutai di mangiarlo. I miei genitori mi dissero che avrei saltato il pasto. A cena, ritrovai il pescespada nel piatto. Lo rifiutai e andai a letto digiuna. La mattina dopo, a colazione, il pescespada era ancora lì. A quel punto lo mangiai. Ora mi piace molto». Che dire, della tempra della nostra amata sindaca nonché della sua premurosa famigliola? A casa mia, noi, razza di debosciati che non siamo altro, tale metodo lo applicavamo (o meglio ci abbiamo provato un paio di volte) esclusivamente ai tre gatti di casa, che avevano il viziaccio di pretendere che i bocconcini e croccantini fossero sempre freschi, da scatola appena aperta e mai quelli avanzati dal giorno prima, che riconoscevano prontamente anche solo al primo sguardo. Quelle poche volte che abbiamo tentato di applicare il metodo Appendino, cioè di lasciare nella ciotola un po’ di cibo “vecchio” (cioè della scatola aperta solo il giorno prima), al grido di “domani, quando avranno fame, li mangeranno”, siamo sempre capitolati dopo poche ore, rifocillando i viziati felini con cibo fresco, mossi da sentimenti vili e abietti quali umana pietà e sincera compassione. Forse è per questo che i miei gatti - né io o i miei genitori, tutta gente molle e incline a deboli sentimenti da cameriere d’altri tempi- non sono mai diventati sindaci di Torino, lasciando il posto a ben più versatili e agguerriti animali: i grilli, o meglio i grillini. E mentre rifletto su questi spartani costumi, ricordo che mia nonna, buonanima, a colazione alle 8 mangiava pane e gorgonzola, a volte pure con due acciughe e del bagnetto verde. Ma non è mai diventata sindaco neppure lei: probabilmente le mancava la militanza a 5 Stelle.

mercoledì 26 aprile 2017

IL NUOVO FRAPPUCCINO UNICORNO DI STARBUCKS NON FA IMPRESSIONE SOLO A VOI.





Ok, se il pensiero di tracannarvi un beverone dagli invitanti colori rosa shocking o azzurro puffo vi fa venire il voltastomaco al solo pensiero, sappiate che siete in buona compagnia.
Se siete  tra coloro  che mai avrebbero  pensato anche solo lontanamente di assaggiare anche solo un sorso della nuova bevanda di Starbucks, disgraziatamente offerta solo per un tempo limitato, e cioè il nuovo e multicoralto Frappuccino Unicorno, sappiate che tale sentimento è condiviso non solo da gente comune,   ma anche da cuochi e giornalisti gastronomici di tutto rispetto, accomunati a voi, palati dozzinali, nel dispregio della fluorescente  brodazza.
In  particolare, a condividere tale sentimento di ribrezzo e repulsione  è  Anthony Bourdain, il noto giornalista, critico e cuoco americano.
Le sue parole sul nuovo beverone lanciato da Starbucks  non lasciano adito ad alcuno dubbio:  “Il Frappuccino Unicorno è un concentrato di orrore”, ha detto infatti Bourdain l’altro giorno a Town and Country senza tanti giri di parole. 
E per spiegare meglio il concetto a chi non lo avesse ben compreso,  ha precisato che  il Frappuccino Unicorno “concentra quattro cose che io detesto in un colpo solo, vale a dire Starbucks, la moda unicorno, i colori rosa e viola. E anche Frappuccino. E’ un perfetto concentrato di orrori. Basta aggiungerci un po’ di zucca speziata per ottenere  un’arma letale  capace  anche di distruggere l’intero Paese”.
E in effetti, nella sua breve vita, il Frappuccino Unicorno, che era servito solo per alcuni giorni   e solo in alcuni punti vendita Starbucks,  ha attirato sicuramente molti estimatori ma anche fieri oppositori, che hanno odiato profondamente  la rosa bevanda che sembrava uscita direttamente da un asilo d’infanzia. 
Persino il Time se n’è uscito con una diverente vignetta dove un cavallo unicorno,  con il suo bel corno in mezzo alla fronte, seduto al bancone di un bar redarguisce il barista chiedendogli con fare rabbioso: “Ti ho forse chiesto forse brillantini, colori da puffo o riccioletti? Ti ho chiesto uno stramaledetto Scotch!”

E Anthony Bourdain è sicuramente d’accordo. E, ne siamo sicuri, non soltanto lui.
E la brutta notizia? Beh, la brutta notizia è che invece pare che molti abbiano invece gradito la colorata bevanda, e che di conseguenza, Starbucks potrebbe riproporla inserendola di diritto, e con continuità, nel suo menù.  Non aspettavamo altro...